Storia dell'Abbazia di Santa Croce



Nella fantasia popolare la nascita dell’Abbazia di Santa Croce è legata alla romantica e tragica storia di un amore tanto tenero quanto contrastato: quello di Lotario e Imelda. In realtà verso la fine del IX secolo nelle vicinanze del punto in cui il fiume Ete Morto confluisce nel Chienti, probabilmente sui resti di una preesistente basilica cristiana del V secolo, nasce un piccolo cenobio benedettino. Il luogo è considerato strategico e di vitale importanza tanto che il vescovo di Fermo Teodosio e l’imperatore Carlo III il Grosso investono sul piccolo cenobio che si trasformerà ben presto in una delle prime e più potenti abbazie marchigiane. L’Abbazia di Santa Croce al Chienti, prima,sarà la punta di diamante di un sistema di difesa teso a bloccare una possibile, stabile presenza saracena lungo la ricca valle del Chienti e poi un saldo e fedele punto di appoggio per gli imperatori e i loro vassalli che elargivano donazioni e protezioni.

Le pergamene e i documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Sant’Elpidio a Mare ed altri custoditi nel Fondo Fiastrense presso l’Archivio di Stato di Roma attestano la potenza economica, sociale, culturale e il ruolo di preminenza che l’Abbazia ha svolto nel nostro territorio dal IX al XIII secolo.
Il 14 settembre 887 segna la data della cerimonia di consacrazione dell’Abbazia avvenuta alla presenza del vescovo di Fermo Teodosio e dell’imperatore Carlo III il Grosso, nipote di Carlo Magno. Successivamente gli imperatori Ottone I (968) e Ottone II (981) e lo stesso Federico II di Svevia (1219 e 1242) e i papi come Celestino III (1197) e Gregorio IX (1236), tanto per citarne alcuni tra i più importanti, misero sotto la loro protezione l’Abbazia confermando donazioni e protezioni ed elargendone altre.
Con la fine delle “lotte per l’investitura” e il prevalere del potere papale su quello imperiale, Santa Croce, da sempre fedele all’imperatore, perde un importante punto di appoggio e protezione: è l’inizio di una crisi che sarà irreversibile e la porterà alla fine. Cambiano le condizioni storiche e politiche e di conseguenza quelle economiche; i castelli vicini crescono e diventano sempre più autonomi e l’economia comunale, più viva e aperta, soppianterà quella curtense. D’ora in avanti saranno i comuni, ed in particolare quello di Sant’Elpidio, il punto di riferimento politico, economico e religioso.
L’anno 1291 segna la fine dell’autonomia dell’Abbazia: l’ultimo abate, Filippo, scomunicato per non essersi assoggettato ai potenti cistercensi, sarà costretto a fuggire e ad abbandonare il monastero.
Le proprietà di Santa Croce passeranno ai cistercensi di Fiastra prima e al vescovo di Fermo poi, dopo una lunga contesa con il comune di Sant’Elpidio.
Nel 1749 si deve al vescovo fermano Alessandro Borgia un rispettoso intervento di restauro mentre un altro vescovo fermano, Andrea Minnucci, nel 1790 trasformerà il complesso abbaziale in casale agricolo, manomettendo pesantemente la struttura e gli ambienti comunitari intorno alla chiesa che sono così andati irrimediabilmente perduti.

Oggi dell’antico complesso abbaziale, molto articolato e completamente autosufficiente, praticamente una piccola città, non resta che la chiesa, a pianta basilicale, a tre navate. Il restauro in corso d'opera le sta restituendo quella stessa maestosità che la storia le ha conferito.
I resti del monastero sono immersi nella tranquillità e nella pace della campagna di Casette d’Ete dove la natura, giorno dopo giorno, regala colori e un paesaggio di straordinaria bellezza. Una terra generosa e molto interessante sotto il profilo naturalistico e per questo il recupero di Santa Croce, oltre che nella struttura del monumento va visto anche nel contesto naturale circostante.

Santa Croce luogo della storia, ma anche dello spirito, luogo dove lavoro e preghiera hanno segnato il tempo, luogo delle nostre radici: un monumento e un’oasi verde da tutelare, entrambi da godere.